Memoria, legalità e responsabilità
Il 20 aprile 2026, presso l’ICS Falcone Zen 2, si è svolto un intenso incontro di educazione alla legalità promosso dalla Fondazione Giuseppe Bommarito contro le mafie, con la partecipazione degli studenti, dei familiari delle vittime di mafia, dei rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri e dell’associazione Libera.
L’incontro ha coinvolto gli alunni delle classi prime N e O, che si sono rivelate una situazione ideale per un dialogo autentico e profondo. I ragazzi hanno partecipato con attenzione, sensibilità e grande capacità di ascolto, intervenendo con domande intelligenti e riflessioni mature sul dolore, sulla giustizia, sulla mafia e sul significato delle scelte personali.
Erano presenti Francesca Bommarito, presidente della Fondazione e sorella dell’Appuntato dei Carabinieri Giuseppe Bommarito, Salvatore Bommarito, figlio dell’Appuntato, il Capitano Gianluca Verdolino del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri Palermo San Lorenzo, il Luogotenente De Novellis della Compagnia dello Zen e Clara, referente di Libera Palermo.
L’incontro è stato aperto da Francesca Bommarito, che ha ricordato con grande commozione la figura del fratello Giuseppe, raccontando la tragedia del 13 giugno 1983 e il valore umano e professionale del suo impegno nell’Arma dei Carabinieri.
Nel suo intervento ha ripercorso il servizio svolto da Giuseppe Bommarito accanto a due importanti ufficiali impegnati nella lotta alla mafia: il Emanuele Basile, assassinato dalla mafia nella notte tra il 4 e il 5 maggio 1980 mentre teneva in braccio la propria bambina, e successivamente il Mario D’Aleo, con il quale Giuseppe Bommarito perse la vita insieme al Carabiniere Pietro Morici nell’attentato mafioso di via Scobar, a Palermo.
Francesca Bommarito ha sottolineato il profondo legame di fedeltà, fiducia e dedizione che univa il fratello ai due Capitani, un rapporto costruito sul senso del dovere e sulla condivisione di valori comuni. Ha evidenziato come Giuseppe fosse pienamente consapevole dei rischi che correva, ma avesse scelto comunque di continuare il proprio servizio, anteponendo il dovere verso lo Stato persino all’amore per i suoi due figli piccoli e per la propria famiglia.
La presidente della Fondazione ha inoltre condiviso alcune riflessioni personali sull’arrivo nel quartiere Zen. Nonostante avesse ricevuto indicazioni precise, raggiungere la scuola non è stato semplice. Ancora una volta si è trovata davanti a uno scenario di forte degrado sociale: montagne di rifiuti ai lati delle strade, automobili bruciate, baracche improvvisate e grandi complessi di edilizia popolare stretti tra il cemento e le montagne che circondano Palermo.
Un episodio, in particolare, l’ha profondamente colpita. Mentre fotografava l’edificio scolastico, senza volerlo ha ripreso un gruppo di ragazze sedute vicino all’ingresso. Tra loro vi era una ragazzina sordomuta che, con evidente agitazione, le ha chiesto di cancellare immediatamente la fotografia. Francesca Bommarito lo ha fatto davanti ai suoi occhi e soltanto allora la ragazza si è tranquillizzata. Un gesto che ha fatto percepire tutta la paura e la fragilità presenti in quel contesto, dove persino una semplice immagine può essere vissuta come un rischio.
Momento centrale dell’incontro è stata poi la testimonianza di Salvatore Bommarito, che ha raccontato ai ragazzi il ricordo del padre: un uomo semplice, profondamente legato alla famiglia, amante della natura, della pesca e della serenità domestica.
Particolarmente toccante è stato il racconto della sera dell’attentato, vissuta attraverso gli occhi di un bambino che attendeva il ritorno del padre per cena, fino alla tragica scoperta della sua morte. Salvatore ha condiviso con gli studenti il lungo e difficile percorso di elaborazione del lutto, spiegando come soltanto molti anni dopo abbia trovato la forza di parlare pubblicamente del padre e del suo sacrificio.
L’incontro è proseguito con l’intervento del Capitano Gianluca Verdolino, che ha dialogato con gli studenti sul significato della divisa, del coraggio e della responsabilità personale. Attraverso esempi semplici e diretti, ha invitato i ragazzi a riflettere sulle proprie scelte quotidiane, sull’importanza dello studio, dell’impegno e del rispetto degli altri, sottolineando che nessuno nasce per fare del male, ma che ogni persona costruisce il proprio futuro attraverso le proprie decisioni.
Molto significativo anche il contributo di Clara di Libera Palermo, che ha parlato del valore della memoria come strumento di cambiamento sociale, raccontando esperienze di recupero e rinascita di giovani provenienti da contesti difficili e da famiglie coinvolte nella criminalità organizzata.
Uno dei momenti più significativi è stato quando un ragazzo ha chiesto se chi ha un padre mafioso sia destinato inevitabilmente a diventare mafioso. Una domanda forte, che ha permesso di ribadire con chiarezza che la mafia non è un destino genetico e che ogni persona può scegliere una strada diversa, se sostenuta dall’educazione, dalla cultura e da relazioni sane.
Molti ragazzi si sono emozionati durante l’incontro. Alcune ragazze hanno pianto silenziosamente, probabilmente toccate da esperienze personali di dolore o perdita. Un altro studente ha raccontato il vuoto provato per la morte del padre di una compagna di classe. Da questi interventi è nata una riflessione spontanea sull’empatia, sulla capacità di sentire il dolore dell’altro come qualcosa che ci riguarda profondamente.
L’incontro si è concluso con un forte messaggio condiviso da tutti i relatori: la mafia può essere combattuta soltanto attraverso la cultura, la memoria, la partecipazione e la responsabilità collettiva. Educare i giovani al rispetto, alla libertà e alla scelta del bene rappresenta il primo e più importante antidoto contro ogni forma di violenza e criminalità.
La Fondazione Giuseppe Bommarito contro le mafie continuerà a promuovere incontri nelle scuole e nei territori affinché il sacrificio delle vittime innocenti delle mafie diventi memoria viva, impegno civile e speranza per le nuove generazioni.
